
E' un compito immenso parlare della
cosiddetta "scuola pianistica russa", cercare
di spiegarla, pretendere di conoscerla fino in fondo.
Più che di una scuola, parleremmo di un pensiero,
una filosofia, un modo di porsi verso la musica e verso l'arte.
In principio esistevano più correnti di questa filosofia
musicale, indubbiamente tutte valenti e con un grande bagaglio
storico e culturale. Tutti, però, concordano sul fatto
che il ramo più brillante e illuminato sia sempre stato
quello fondato e guidato dall'irripetibile Maestro Heinrich
Gustavovich Neuhaus. Dalla classe di questo luminare sono
usciti i più grandi pianisti del XX secolo, basti citare
nomi come Sviatoslav Richter, Emil Gilels, Radu Lupu, Stanislav
Neuhaus, Evgenij Malinin, Lev Naumov, Vladimir Krainev, Elissò
Virdsaladze e tantissimi altri.
Il credo della filosofia di H. Neuhaus era: tutto per la
Musica, l'Arte innanzitutto. Tutto, lo strumento, il
pianista, anche il brano stesso diventano solo un mezzo per
raggiungere l'irraggiungibile (l'arte).
L'insegnamento del M° Neuhaus invita a non perdere
mai di vista la Musica (la vera Meta), neppure per un istante,
e, seguendo le "richieste" di questa, risolvere
tutti gli altri problemi, tecnici e non.
Quindi, siamo noi a prendere la forma del brano musicale:
il corpo si adatta alle necessità della musica e diventa
il contenitore dell'idea musicale.
Un lavoro su un progetto musicale assolutamente diverso da
qualsiasi altro metodo, che tocca nella giusta misura tutti
gli elementi necessari e, cosa più importante, porta
direttamente verso la meta più elevata.
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